Emanuele/> Emanuele Filiberto: "Violavamo spesso l'esilio. Venivamo a pranzo a Torino, ricordo la Bagna cauda"

Emanuele Filiberto: "Violavamo spesso l'esilio. Venivamo a pranzo a Torino, ricordo la Bagna cauda"

Intervistato dal Corriere della Sera, l'erede di Casa Savoia racconta la violazione del divieto costituzionale di ingresso in Italia, abolito nel 2002

Vittorio Emanuele di Savoia con il figlio Emanuele Filiberto durante i funerali dell'ultimo re d'Italia, Umberto II, nel 1983
Ansa
Vittorio Emanuele di Savoia con il figlio Emanuele Filiberto durante i funerali dell'ultimo re d'Italia, Umberto II, nel 1983

“Io stesso sono entrato più volte in Italia con mio padre. In Valle d'Aosta per vedere il castello di Sarre, a Torino per pranzo, in Sardegna. Piccoli viaggi, andavamo nei ristoranti”.

Parola di Emanuele Filiberto, erede di una corona, quella del Regno d'Italia, che non c'è più da 80 anni, dal referendum del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica Italiana (ecco come votò il Piemonte quel giorno). Conseguenza di quel voto, sui cui risultati ancora oggi si dibatte, fu l'esilio dapprima volontario poi costituzionalmente regolato dell'ultimo sovrano, Umberto II, e dei suoi eredi. Una norma cancellata solo nel 2002 con l'abrogazione dei commi 1 e 2 della XIII disposizione transitoria della nostra Carta: 

Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.

Afferma Emanuele Filiberto: “Ricordo le cene, per esempio la Bagna cauda”. E spiega al quotidiano di via Solferino: 

"Prima che noi infrangessimo la legge ci avevano violato i diritti. La Corte europea ce lo ha riconosciuto. Era normale fare questi strappi"